fbpx

Linfonodi e steroidi anabolizzanti

/, Risposte dello specialista/Linfonodi e steroidi anabolizzanti

Linfonodi reattivi e palpabili nella zona inguinale

DOMANDA

Salve, Dott. Ruggera. Ho un quesito da porle.

Mi chiamo Marco, ho 51 anni e l’ultimo controllo alla prostata risale ad alcuni anni fa, quando facevo ancora sport agonistico.

All’epoca, l’uso di integrazione ormonale era frequente.

Da circa 3 anni ho dei linfonodi reattivi nella zona inguinale. Ho fatto l’ecografia ed è emerso che oltre essere reattivi e palpabili al tatto non c’è altro di particolare.

Mi dicono che potrebbe essere dovuto anche alla prostata, ma su quel fronte non avverto fastidi.

Tuttavia, sono un po’ preoccupato. Che esame mi consiglia?

Ringrazio anticipatamente per i consigli che vorrà darmi e se valutasse necessaria una visita specialistica mi informarmi rispetto a disponibilità, costo e luogo.

Marco

RISPOSTA – LORENZO RUGGERA

Gentile Sig. Marco,

il suo intervento è particolarmente interessante perché apre un importante capitolo di discussione in merito all’uso, a scopo puramente terapeutico o dopante sportivo, di ormoni appartenenti alla classe degli steroidi anabolizzanti (steroidi che operano in maniera analoga al testosterone).

Colgo quindi l’occasione per andare anche oltre lo specifico della sua domanda, inerente il riscontro di linfonodi inguinali aumentati di dimensione e classificati come reattivi alla ecografia.

Questa linfoadenomegalia difficilmente trova una correlazione con la prostata, i cui linfonodi locoregionali sono localizzati in profondità in bacino così come con i testicoli, i cui linfonodi di pertinenza si trovano invece in adiacenza dei grossi vasi (aorta e vena cava) localizzati nella parte più posteriore dell’addome (il cosidetto retroperitoneo).

I linfonodi inguinali superficiali drenano invece la parete addominale inferiore, il sacco scrotale ed il pene, mentre ai linfonodi inguinali profondi afferisce la linfa proveniente dagli arti inferiori.

Pertanto, in assenza di disturbi o manifestazioni evidenti a carico dell’apparato urinario e genitale coinvolgenti la cute, è poco verosimile che la causa di questo ingrossamento dei linfonodi sia di interesse urologico.

Le cause più frequenti di queste situazioni sono principalmente infiammatorie e/o infettive. Per questo motivo, consiglierei una visita infettivologica e/o ematologica o comunque internistica.

Ritornando invece al punto in cui riferisce in passato integrazione ormonale a scopo sportivo ed il sospetto di una possibile interazione con la prostata, la correlazione steoridei anabolizzanti – patologie urologiche rappresenta tutt’ora un argomento di forte discussione in letteratura medica.

Se da un lato sono chiari e documentati i possibili effetti della terapia anabolizzante sulla sfera genito-sessuale, con soppressione della spermatogenesi (ossia lo sviluppo degli spermatozoi definitivi a partire dai loro precursori), la riduzione del volume testicolare, la ginecomastia (ingrossamento delle mammelle maschili), la perdita di desiderio sessuale, la disfunzione erettile, l’infertilità, ecc., in ambito più propriamente urologico non è stata tutt’ora documentata alcuna incontrovertibile correlazione causa-effetto tra abuso di steroidi anabolizzanti e le patologie prostatiche, sia benigna (ipertrofia prostatica) che maligna (neoplasia prostatica).

Se, infatti, da un lato è noto che lo sviluppo della ghiandola prostatica è dipendente dagli androgeni e, dall’altro, questi sono spesso considerati promotori del tumore prostatico, è lecito aspettarsi una elevata percentuale di ipertrofia prostatica e/o tumori prostatici nei soggetti abusatori di tali sostanze, spesso esposti ad alte dosi di androgeni steroidei anabolizzanti per vari anni.

A dispetto di questo, però, un recente articolo ha messo in evidenza come sia stato riportato, in letteratura, un solo caso di body builder colpito da neoplasia prostatica dopo abuso di anabolizzanti steroidei ad alte dosi per oltre 18 anni.

Certo, il sospetto di una correlazione causa-effetto è forte, ma la mancanza di ulteriori casi riportati non supporta tale sospetto. In più, anche l’osservazione che il trattamento dei soggetti ipogonadici (ossia affetti da mancato o scarso sviluppo testicolare) con dosi terapeutiche di testosterone non presentano una incidenza di tumore prostatico superiore ai maschi non trattati farmacologicamente rafforza l’ipotesi che questo si sviluppi indipendentemente da una possibile terapia androgenica.

Analogamente, a tutt’oggi non sembrano esserci chiare indicazioni, studi e/o casi riportati in letteratura che dimostrino una maggiore incidenza di ipertrofia prostatica nei soggetti abusatori di steroidi anabolizzanti, così come non esiste una correlazione tra queste sostanze ed il tumore del testicolo.

Cordiali saluti,
Dott. Lorenzo Ruggera

LO SPECIALISTA RISPONDE Le risposte alle domande dei pazienti – LEGGI TUTTO
2019-08-25T18:07:45+02:00