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Lorenzo Ruggera – La mia storia con il Green laser 2018-05-09T12:47:34+02:00

La mia storia con il Green Laser

Il mio interesse personale nell’impiego del laser in ambito urologico risale ai primi anni 2000, con l’introduzione nella pratica clinica del laser a olmio per il trattamento della calcolosi urinaria prima e delle patologie dei tessuti molli, benigne, prima, e maligne, poi. Risale, infatti, a quel periodo un primo studio condotto presso la Clinica Urologica di Verona che analizzava proprio l’applicazione di un laser ad olmio a bassa potenza in tale ambito (Zattoni F., Ruggera L., Cecchetti W., Beltrami P., Cerruto MA.: “Low-power Holmium:YAG laser applications in endourology”. Monografia. Tuttlingen – Germany: Endo-press; 2008).

Questo interesse per l’uso dei laser in ambito medico mi portò, grazie alla fortunata conoscenza e stretta collaborazione con il mio mentore, Prof. Walter Cecchetti (Dipartimento di Chimica Fisica, Facoltà di Scienze, Università Ca’ Foscari di Venezia – riconosciuto “opinion leader“ sui laser in medicina), ad una approfondita comprensione del funzionamento dei vari tipi di sorgenti utilizzabili in ambito urologico, dei loro vantaggi e delle loro potenziali limitazioni.

Oltre alla valutazione critica delle sorgenti allora disponibili per l’Urologia, i nostri studi si orientarono sulla applicabilità in ambito urologico di laser già utilizzati in altri campi della medicina. I risultati di questi studi portarono il nostro lavoro ad una visibilità internazionale e i dati preliminari furono presentati in occasione del Congresso Annuale della Associazione Americana di Urologia del 2010 (Cecchetti W., Vitulo S., Ruggera L., Beltrami P., Cerruto MA., Zattoni F.: “The sparkler-less plasma bubbles produced by continuous wave Diode Lasers at 1470 and 1940 nm, are capable to shatter calculi of medium hardness, and produce the fast ablation with haemostasis of soft tissue”. American Urological Association 2010 Annual Meeting, San Francisco, USA).

Le conoscenze tecniche acquisite mi permisero una valutazione critica del Greenlaser, nella sua evoluzione dalla piattaforma iniziale KTP 80W, con cristallo di potassio-titanio-fosfato, alla successiva, dotata di cristallo di litio triborato più stabile e performante (LBO 120W), fino a raggiungere la sua versione finale, l’LBO 180W (l’attuale Greenlight XPS), con energia erogata mediante una fibra dotata di circuito di raffreddamento continuo (fibra Moxy). Questa evoluzione aveva permesso un significativo incremento della efficacia vaporizzativa ed emostatica, della precisione di azione e soprattutto della sicurezza di impiego.

Nel luglio 2012 intrapresi quindi questa avventura presso l’Ospedale S. Maria degli Angeli di Pordenone e per i miei primi trattamenti dell’ipertrofia prostatica con il Green Laser XPS mi avvalsi, come tutor, di uno dei mostri sacri della metodica, il Dott. Fernando Gomez Sancha di Madrid, con cui ho avuto la fortuna di collaborare anche in seguito.

A partire da fine 2013 ho iniziato ad organizzare presso la mia sede lavorativa vari corsi di fotovaporizzazione prostatica con il Green Laser, ricorrendo anche alla collaborazione del mio tutor, Gomez Sancha e di altri colleghi che, come me, stavano affrontando questo percorso di apprendimento e sviluppo della tecnica di fotovaporizzazione anatomica e vapoenucleazione della prostata.

Dal 2014 mi occupo della formazione dei colleghi urologi che intendono apprendere la tecnica Green Laser e dell’attivazione della metodica in diversi importanti centri urologici italiani (Pescara, Bassano, Guastalla, Trieste ed vari altri). Inoltre, ho avuto il piacere di essere invitato, in veste di relatore e/o come operatore per “live surgery” in vari congressi e corsi, anche a carattere internazionale.

La stretta collaborazione con gli altri formatori Green Laser (il gruppo dei Greens), che trova la sua massima espressione in incontri annuali nei quali ciascuno esegue un intervento sotto la supervisione degli altri (il “Tutor meeting”, giunto ormai alla prossima 5° edizione), ha permesso: da un lato, un continuo percorso di crescita, confronto critico e perfezionamento della tecnica; e, dall’altro, l’elaborazione di studi scientifici presentati in congressi nazionali ed internazionali e pubblicati su riviste scientifiche internazionali.

Ma quali sono le unicità del Greenlaser che a mio parere portano ad individuare in questo sistema quello idoneo nella comune pratica clinica rispetto ad altre sorgenti?

Il trattamento con Green Laser – LBO 180 W sfrutta, grazie alla sua peculiare lunghezza d’onda di 532 nm, un assorbimento selettivo del laser da parte del sangue (il target è rappresentato dall’emoglobina) e, mediante un’emissione continua di energia convogliata lungo una fibra ad erogazione laterale (a 70°) utilizzata in modalità “quasi-contatto”, determina una istantanea e completa vaporizzazione del tessuto, eliminando in tal modo la necessità di rimozione dei frustoli prostatici residui. Durante la vaporizzazione, inoltre, si riesce ad ottenere una accurata emostasi grazie all’effetto coagulativo superficiale del fascio laser, che interessa i tessuti per una profondità di 1-2 mm.

In termini di risultati, la fotovaporizzazione con Green Laser-LBO, come segnalato con forte grado di raccomandazione e alti livelli di evidenza dalle attuali linee guida urologiche europee, garantisce risultati funzionali analoghi alla tradizionale resezione endoscopica della prostata (TURP), sia con strumento monopolare che bipolare, ma con significativa maggiore sicurezza intraoperatoria e specifici vantaggi:

• minore rischio di sanguinamento intra- e post-operatorio, con conseguente riduzione della necessità di emotrasfusioni (riportate in letteratura fino ad un 7% dei casi di TURP) e di re-interventi a scopo emostatico
• breve cateterizzazione post-intervento (in media 1 giorno rispetto a 2-3)
• minore degenza media post-operatoria (2 giorni rispetto ai 3-5 riportati per la TURP negli ultimi dati nazionali)
• minore percentuale di re-intervento entro i due anni
• minore percentuale di complicanze sessuali: paragonabile l’eiaculazione retrograda; assente la disfunzione erettile
• possibilità di trattamento di pazienti portatori di pace-maker (mancato utilizzo di energia elettrica)
• possibilità di trattamento di pazienti in terapia anticoagulante ma soprattutto in trattamento antiaggregante, nel quale non è possibile una sospensione e sostituzione terapeutica idonea
• possibilità di impiego nei pazienti che rifiutano per motivi religiosi le trasfusioni di componenti ematiche sia autologhe che eterologhe

LORENZO RUGGERA

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