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///Rino Oriti – La mia storia con il Green Laser
Rino Oriti – La mia storia con il Green Laser 2018-05-16T17:29:34+02:00

La mia storia con il Green Laser

Ho cominciato ad utilizzare il Greenlaser 80 W nel 2006, trattando fino al 2009 circa 120 pazienti. Ho riservato tale metodica a pazienti in trattamento con anticoagulanti-antiaggreganti e volumetrie prostatiche fino a 60 gr, riscontrando come effetti collaterali nel post operatorio sintomi irritativi.

Successivamente, ho ripreso ad utilizzare il Green Laser 180 W nel 2014, presso l’istituto Fiorentino di Cura e Assistenza (IFCA), dove sono Responsabile dell’Unità Funzionale di Urologia, e fino ad oggi ho effettuato oltre 400 procedure.

Sicuramente un punto di svolta è rappresentato dall’aver acquisito le tecniche di vaporizzazione anatomica ed enucleazione, che permettono di trattare tutte le volumetrie prostatiche, riducendo notevolmente i sintomi irritativi.

Fin dai primi interventi che ho eseguito con il Greenlaser ho apprezzato i numerosi vantaggi di questa metodica, in particolar modo la riduzione del sanguinamento, per cui il paziente non necessita di trasfusioni o di controlli dell’emostasi, tanto che dalle linee guida europee il trattamento con il laser è indicato come prima scelta per i pazienti a rischio emorragico.

Inoltre, non c’è nessun rischio di incontinenza, poiché la tecnica garantisce un’ottima visione operatoria, permettendo quindi di preservare in particolare lo sfintere e il collo vescicale. Pertanto, un danno dello sfintere che genera incontinenza è un errore chirurgico e non è dovuto alla tecnica.

A comprova, gli studi scientifici più recenti attestano che negli interventi eseguiti con il Greenlaser l’incontinenza urinaria si è ridotta praticamente a zero.

Può presentarsi per un periodo limitato di tempo un’incontinenza da urgenza, legata alla ostruzione cronica dovuta all’ipertrofia prostatica, ma non al danno legato alla metodica eseguita con Greenlaser.

È importante evidenziare che la metodica Greenlaser non genera deficit erettile proprio perché i limiti capsulari sono sempre molto ben definiti. Purtroppo, come capita con le altre metodiche, è gravata dalla possibilità di eiaculazione retrograda.

Inoltre, grazie alla sua mini invasività, la tecnica Greenlaser consente una breve degenza e permette una rapida ripresa delle attività quotidiane.

Per questi motivi e per la facilità di apprendimento della metodica, ho praticamente sostituito le tecniche utilizzate abitualmente per trattare l’Ipertrofia Prostatica Benigna (IPB) con l’utilizzo della tecnologia Greenlaser.

ll trattamento Greenlaser può infatti essere eseguito su tutti i pazienti indipendentemente dal volume della prostata, utilizzando la tecnica di vaporizzazione e vaporizzazione anatomica per le prostate piccole e medie, e la tecnica di enucleazione e vapoenucleazione per la prostate grandi.

Attualmente è anche in corso un progetto scientifico che intende valutare in termini economici il rapporto costi/benefici del Greenlaser, al fine di verificare se l’utilizzo di questa tecnica produce effettivamente, come sembra, una riduzione dei costi della sanità.

Se così dovesse essere l’Italia avrà la possibilità di allinearsi al resto dell’Europa dove la tecnica Greenlaser (conosciuta anche come Greenlighst o Laser Verde) sta progressivamente sostituendo le tecniche abituali, come la TURP, e si sta proponendo come nuovo gold standard per il trattamento dell’ipertrofia prostatica benigna (IPB).

RINO ORITI

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