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Intervista a Luca Cindolo

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Intervista a Luca Cindolo Urologo
Rilasciata a Alessandra Caligiuri del Corriere del Mezzogiorno, l’intervista focalizzata su un tema di largo e diffuso interesse qual è la ipertrofia prostatica benigna, è stata pubblicata dalla testata il 29 APRP 2019. Di seguito il testo dell’intervista.

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Ipertrofia prostatica benigna: niente rischi ma mai sottovalutare
L’ingrossamento della ghiandola maschile è collegato con l’avanzare dell’età

Intervista di Alessandra Caligiuri

Intervista a Luca Cindolo Urologo. Con l’età il corpo cambia, ma non tutto si piò giustificare con l’invecchiamento. Ci sono, infatti, dei campanelli d’allarme che non si dovrebbero sottovalutare, per non trovarsi ad affrontare problemi ben più complicati. Tra questi segnali lanciati dal fisi- co, ci sono alcuni sintomi collegati all’ipertrofia prostatica benigna. L’ingrossamento della prostata è un fenomeno tipico dell’avanzare dell’età, ma quando a questa si aggiungono altre sintomatologie, può provocare disturbi seri, che hanno pesanti ricadute sulla qualità della vita.

La patologia, che colpisce l’80% della popolazione maschile tra i 70 e gli 80 anni, ha una causa ignota. Si ritiene che abbia origine da uno sbilanciamento dell’equilibrio ormonale, perché dopo i 50 anni nei maschi diminuisce il testosterone, a fronte di un lieve incremento della quota degli estrogeni. Si tratta, però, solo di teorie, perché non è stato ancora dimostrato niente.

«La proliferazione cellulare che provoca l’ingrossamento della prostata non è un cancro, per questa ragione si definisce benigna, e di per sé non è pericolosa per la sopravvivenza. Tuttavia, può dare luogo a complicazioni anche molto serie, in particolare a carico dell’apparato urinario», spiega Luca Cindolo, referente per l’urologia della casa di cura Villa Stuart di Roma. Se l’aumento di volume della ghiandola che si trova sotto la vescica è normale, a preoccupare deve essere la comparsa di alcuni sintomi.

«In questo senso – continua lo specialista – è paragonabile all’osteoporosi che tocca tutti gli scheletri, però quando diventa sintomatica con fratture, e problemi per la salute, allora è di interesse medico. Tra i segnali dell’ipertrofia prostatica benigna ci sono: la necessità di urinare più spesso, ad esempio con risvegli notturni, la perdita involontaria di urina, e un flusso urinario scadente».

Quando, però, non si dà il giusto peso a questi problemi, la patologia tende verso una progressione, infatti, – aggiunge l’urologo – «sono considerati segni di avanzamento della malattia: l’incremento dei sintomi iniziali, come, ad esempio, svegliarsi anche cinque volte la notte per andare in bagno, un accorciamento del flusso, fino alla ritenzione urinaria, l’ematuria, cioè la comparsa di sangue nelle urine, e il manifestarsi di infezioni urinarie. Spesso queste infiammaioni sono scambiate dal paziente per cistiti, prostatiti ma, di fatto, derivano dal mancato svuotamento della vescica, che sviluppa delle infezioni costanti. Altre forme della progressione sono: l’aumento del residuo post minzionale, che è la quantità di urina che avanza in vescica dopo la minzione».

Una delle complicanze più rilevanti è il blocco della vescica, perché, – chiarisce l’urologo – «quando il residuo della minzione diventa superiore a una certa soglia, può essere foriero di sanguinamenti, infezioni, di calcolosi urinaria o anche, in maniera più estrema, insufficienza renale. Il motivo è che la vescica funziona da serbatoio e se non si svuota i reni fanno fatica a portare avanti la produzione dell’urina. I casi di insufficienza renale oggi sono molto rari, quasi estremi, ma in passato erano la norma».

Nelle sue fasi iniziali, l’ipertrofia prostatica benigna, può essere trattata con terapie farmacologiche, ma andando avanti potrebbe es- sere necessario intervenire chirurgicamente.

«Va bene – specifica il dottore – inquadrare le forme di inizio dal medico di medicina generale, ma quando il paziente sotto terapia continua ad avere sintomi o questi progrediscono e gli esami variano, è necessario chiedere un consulto con uno specialista, per valutare altri tipi di trattamento. Molti pazienti tendono a sottovalutare i segni di questa malattia, perché li ritengono una manifestazione, quasi normale, dell’invecchiamento, non pensando al- le possibili complicanze».

Per scaricare l’intervista in formato PDF, clicca qui.

 

2019-05-20T12:49:01+02:00